La caduta dell’idea di Stato

Caduta-degli-Dei-a26106723Per poter capire il processo di caduta che ha subito negli ultimi tempi l’idea di Stato, bisogna constatare un fenomeno fondamentale: il fenomeno della regressione delle caste, legata ad una più vasta concezione ciclica della storia, consistente essenzialmente nella “Dottrina delle 4 età”.

La forma più nota di questa dottrina è quella propria della tradizione greco-romana, infatti Esiodo parla appunto di 4 ere, contrassegnate simbolicamente dai 4 metalli (oro, argento, bronzo,e ferro). Attraverso le quali da una vita “simile a quella degli dei”, l’umanità sarebbe passata a forme di società sempre più dominata dall’empietà, dalla violenza e dall’ingiustizia. Come nella tradizione greco-romana, questa dottrina è presente in molte altre tradizioni di altre grandi civiltà come quella indo-ariana, egiziana, ellenica ed ebraica.

Per l’uomo tradizionale il tempo non scorreva uniformemente e indefinitivamente, ma si fratturava in periodi o cicli, ciascuno dei quali aveva una sua individualità costituendo, insieme con gli altri, la completezza organica di un tutto. Periodo quantitativamente diseguali potevano esser assimilati, una volta che ciascuno di essi riproducesse tutti i momenti tipici di un ciclo. Nella gerarchia delle 4 caste principali, troviamo fissati, in immobile coesistenza, come strati sovrapposti del tutto sociali, i valori e le forze, che attraverso la dinamica di un divenire storico, sia pur regressivo, avrebbe preso a dominare via via ciascuno dei 4 grandi periodi. L’idea-base, è quella di una stato non come un organismo, ma altresì come organismo spiritualizzato. Si tratta quindi di una gerarchia politico-sociale con fondamento essenzialmente spirituale.

1 La più suprema delle caste corrisponde alle stirpi dei “re-divini”, corrispondente all’età dell’oro nelle sopraelencate civiltà tradizionali. Infatti al vertice della gerarchia, nelle forme politiche prettamente originarie, troviamo una sintesi inscindibile dei 2 poteri, cioè del regale e del sacerdotale, del temporale e dello spirituale in un’unica persona, concepita quasi come incarnazione di una forza trascendente. Il rex era infatti simultaneamente deus et pontifex (letteralmente “facitore di ponti”), cioè era facitore di ponti fra naturale e sovrannaturale, ed eminentemente in lui era riconosciuta la presenza della forza dall’alto capace di animare i riti e i sacrifici, concepiti, questi, come azioni oggettive trascendenti atte a sorreggere invisibilmente lo Stato e propiziare la fortuna e la vittoria di una stirpe. Vediamo che la “regalità divina” è come se avesse direttamente un mandato dal cielo e si presenta come una specie di superumanità virile e spirituale. L’ideale della fedeltà è la caratteristica in questa era, la quale faceva la saldezza della gerarchia attraverso la partecipazione dell’inferiore al superiore attraverso il servigio, la dedizione, l’obbedienza di fronte ad un principio di autorità prettamente spirituale.

L’epoca del potere delle “regalità divine” retrocede talmente tanto nelle penombre della preistoria che ci risulta veramente difficile ricostruirne la giusta cronologia d’eventi. Tuttavia, attraverso le testimonianze concordanti che ci forniscono le varie tradizioni, noi troviamo gli indizi di una frequente opposizione fra i rappresentanti dei 2 poteri, l’uno spirituale e l’altro temporale. Questo fenomeno segna idealmente l’inizio della decadenza. Possiamo dire che alla sintesi della nozione di “regalità divina” subentra la separazione e poi l’antitesi delle 2 autorità, nei termini di una spiritualità che non è più regale ma sacerdotale, e di una regalità che non è più spirituale e sacrale ma prettamente temporale, materiale e laica. La tensione gerarchica si allenta, l’apice frana e si produce una frattura che prese forma in un dualismo, doppiamente distruttivo, di una spiritualità che si rende sempre più astratta, ideale, incorporea, sovramondana e rinunciataria da una parte e dall’altra, di una realtà politica che si rende sempre più materiale, laica, dominata da interessi e da forze che sempre più appartengono al mero umano e all’elemento del puro collettivo. Franato l’apice, il primo fenomeno di questa discesa, con il quale si passa dal potere della prima a quello della seconda casta, può definirsi come la rivolta dei guerrieri. Anche qui, nella storia o nel mito delle antiche civiltà tradizionali, riaffiora il ricordo di rivolte luciferiche, di razze di giganti, di titani e di non-dei, che insorgono contro figure simboliche della spiritualità divina, spesso ad affermare il principio della guerra e della violenza, ossia una distorsione del principio proprio della casta dei guerrieri.

2 Ci troviamo quindi nella seconda era, l’età dell’argento, corrispondente al potere dei “re guerrieri”, quale è visibile soprattutto in Europa. Non più una aristocrazia virilmente spirituale, ma solo una nobiltà militare a capo degli stati, fino alle ultime monarchie europee. Qualità etiche definiscono questa casta; quella certa nobiltà etica e quella certa grandezza e superiorità eroica connessa all’eredità di un sangue selezionato.

3 Il secondo crollo porta il potere all’antica casta dei mercanti. Riferendoci alla storia europea, esso si annuncia col tramonto del Sacro Romano Impero, con l’opera iniziata da Filippo il Bello. L’autorità spirituale, infatti, trasformatasi in potere temporale, ha per sua caratteristica una ipertrofia materialistica e devastatrice del principio di centralizzazione statale. Il sovrano teme di perdere il suo prestigio di fronte a coloro che, in fondo, sono ormai suoi pari, cioè ai vari Principi Feudali e, per consolidarlo, si appoggia al Terzo Stato, distruggendo l’aristocrazia delle quale però traeva origine e appongiando le rivendicazioni di tale classe contro la nobiltà. A questo punto si inizia il processo di sostituzione del sistema nazionale a quello feudale. Si ha ragione nel dire che la formazione della nazione francese, in particolare, fu l’opera dei re che non volendo posero le basi della loro rovina, sfociando in seguito nella violenta e anti-aristocratica Rivoluzione Francese. Nel costituirsi delle repubbliche mercantili e delle città libere, dei Comuni contro l’autorità imperiale e poi nelle rivolte contadine, troviamo le basi del gonfiarsi dal basso dell’onda sovvertitrice. Attraverso la rivoluzione liberale si arriva fino ad una realtà mercantile e utilitaristica di un “contratto sociale”. Prende forma infatti il capitalismo moderno e, infine, l’oligarchia capitalistica. Con l’avvento della borghesia, l’economia viene a dominare su tutta la linea e la supremazia di essa viene apertamente proclamata nei riguardi di ogni sussistente resto dei principi spirituali.

4 Ma come l’usurpazione chiama l’usurpazione, dopo i borghesi sono ora i servi, appartenenti alla quarta casta, che a loro volta aspirano al dominio. Fomentato dalle distruzioni internazionalistiche, anti- tradizionalistiche, illuministiche e democratiche inevitabilmente connesse al tipo moderno di civiltà e cultura, con il marxismo, la rivolta proletaria contro la borghesia capitalistica e, infine, con la rivoluzione russa si assiste all’ultimo crollo e all’avvento della quarta casta. Anche “l’Edda” profetizzava giorni amari in cui gli esseri della terra proromperanno a travolgere le forze divine spezzando i ponti tra cielo e terra.

In realtà si è arrivati a pensare che l’idea di casta o quella di classe sono idee ormai superate. E’ facile riconoscere che si sta facendo largo un concetto sociale conforme non più all’una o all’altra casta, ma addirittura al fuori casta, insomma all’uomo libero. E’ così che, una volta avvenuta la disgregazione e la rivolta individualistica, nelle forme sociali degli ultimi tempi, il collettivo acquista sempre più potenza. Inoltre la regressione quadripartita non ha solo carattere politico-sociale e psicologico, ma è anche quella di una data etica in una inferiore, di una data concezione della vita ad una inferiore.

E’ giusto infine rilevare che nella misura in cui ci si sprofonda nella materialità, l’instabilità cresce e i cambiamenti si producono in maniera sempre più rapida. Così, il regno della borghesia non potrà avere che una durata relativamente breve in confronto a quella che l’ha preceduta. Quindi se elementi ancora più inferiori accedono al potere, è da prevedersi che il loro regno sarà verosimilmente il più breve di tutti e segnerà l’ultima fase di un certo ciclo storico, dato che secondo le tradizioni non si può scendere ancora più in basso.

Fabiano

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